E-workers articolo: Istat: record storico degli occupati.
Ma grazie ai contratti a tempo (da Milanofinanza.it)

Istat: record storico degli occupati.
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Istat: record storico degli occupati.<br>Ma grazie ai contratti a tempo (da Milanofinanza.it)<br>

Istat: record storico degli occupati.
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Ad aprile il tasso di disoccupazione in Italia resta stabile all'11,2%. "Dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è tornata sui livelli della seconda metà del 2012", su cui viaggia ormai già da tempo, spiega l'Istat. Tuttavia la stima delle persone in cerca di occupazione registra un aumento dello 0,6% (+17 mila) su marzo e dello 0,8% (+24 mila) su base annua. Il numero dei disoccupati si attesta così a 2,912 milioni.

Ad aprile la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni continua a diminuire sensibilmente (-0,6%, -74 mila). In rialzo, invece, la disoccupazione giovanile che ad aprile si attesta al 33,1% (+0,6 punti percentuali). Su base annua, invece, si registra un calo di 2,5 punti. I livelli pre-crisi restano comunque molto distanti: il tasso attuale è di circa 13 punti più alto. In Europa Eurostat indica una diminuzione del tasso di disoccupazione all'8,5% ad aprile rispetto all'8,6% del mese precedente. Il valore è superiore al consenso degli economisti che si aspettavano una lettura dell'8,4%.

Nonostante una disoccupazione stabile, in Italia il numero degli occupati ad aprile ha raggiunto il record storico. In base ai dati Istat il numero ha toccato i 23,2 milioni, il massimo dal 1977, data di inizio delle serie storiche. Dopo 10 anni si è quindi tornati ai livelli pre-crisi dato che il numero di occupati supera di 23 mila unità il livello raggiunto ad aprile 2008. Ma questa crescita è frutto di un mercato del lavoro trasformato: è aumentata la quota delle donne occupate, i lavoratori sono più anziani e si contano più contratti a tempo determinato. Torna inoltre a crescere la disoccupazione giovanile

Secondo la fotografia dell'Istat ad aprile la stima degli occupati continua a mostrare una tendenza alla crescita (+0,3% rispetto a marzo, pari a +64 mila). Il tasso di occupazione si attesta al 58,4% (+0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente). La crescita congiunturale dell'occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 25-34enni.

 

L'aumento maggiore ad aprile si stima per le donne (+52 mila) e per le persone di 35 anni o più (+77 mila). Prosegue la ripresa degli indipendenti (+60 mila) e dei dipendenti a termine (+41 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-37 mila). La stima delle persone in cerca di occupazione ad aprile registra un aumento dello 0,6% (+17 mila).

Su base annua l'aumento degli occupati è del +0,9% (+215 mila). Anche in questo caso la crescita interessa donne e uomini e si concentra tra i lavoratori a termine (+329 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-112 mila) e gli indipendenti rimangono stabili. Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+328 mila) e i giovani 15-24enni (+78 mila) mentre calano gli occupati tra i 25 e i 49 anni (-191 mila).

"Nel momento in cui mi accingo a lasciare il mio incarico di governo, posso dire che i dati Istat relativi al mese di aprile, con 64mila occupati in più rispetto al mese precedente, testimoniano come l'attività di questi anni abbia prodotto risultati positivi", ha commentato a caldo il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti.

"Il numero complessivo degli occupati, 23 milioni e 200mila, evidenzia un aumento di 1milione e 34mila unità rispetto a febbraio 2014 e rappresenta il livello più alto dall'inizio delle rilevazioni dell'Istituto, superando anche il picco che si era registrato ad aprile 2008. Contemporaneamente, i disoccupati sono diminuiti di 346mila unità e gli inattivi di oltre 1 milione", ha osservato Poletti. Non solo.

"Il tasso di disoccupazione giovanile, che resta il problema più acuto per il nostro mercato del lavoro, insieme alla bassa partecipazione delle donne, che pure segna il suo massimo, al 49,4%, è diminuito di circa 10 punti percentuali", ha aggiunto, augurandosi "che il nuovo governo possa continuare sulla strada intrapresa senza disperdere quanto di buon è stato fatto in questi anni".

Tuttavia per il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, i dati dell'Istat sull'occupazione "confermano una tendenza in atto da tempo ovvero che il lavoro cresce, ma solo quello precario". Una situazione "non piacevole con le aziende di fatto costrette ad assumere lavoratori solo con forme contrattuali non stabili. A pesare è il costo del lavoro e l'incertezza del futuro, resa ancora più forte in questa fase di profonda crisi politica. Ma guardiamo con preoccupazione anche ai dati relativi all'inflazione che fatica a raggiungere l'obiettivo del 2%, complice una ripresa che è sempre più simile a una stagnazione", ha notato Ferrara.

E Federconsumatori lancia l'allarme sul dato Istat relativo alla disoccupazione giovanile, salita a quota 33,1% ad aprile, appellandosi alla politica per "agire con equilibrio" e lavorare per "un vero spiraglio" di ripresa. Nel Sud, addirittura, "tale dato ci risulta arrivi a raggiungere il 60%", ha denunciato l'associazione dei consumatori, "una situazione che denota forte preoccupazione circa le prospettive dei giovani e le opportunità lavorative che ancora stentano ad aprirsi. Si conferma, inoltre, la tendenza alla precarizzazione già rilevata da tempo, con il calo del lavoro stabile che emerge anche da queste ultime rilevazioni".

La situazione di incertezza e instabilità che caratterizza l'attuale fase politica di certo non aiuta a migliorare tale andamento. Per questo Emilio Viafora, presidente di Federconsumatori, ha rinnovato l'appello al Parlamento "ad agire con equilibrio e con la massima responsabilità al fine di preservare il Paese, mettendolo al riparo da speculazioni finanziarie e allontanando l'ombra della crisi economica che, come dimostrano i dati odierni, è tornata ad incombere sull'Italia".

Per aprire un vero spiraglio di ripresa per Federconsumatori basterebbe riportare il tasso di disoccupazione a un livello pre-crisi, pari al 6%: in questo modo, secondo quanto calcolato dall'Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il potere di acquisto delle famiglie registrerebbe un incremento di circa +40 miliardi di euro l'anno. Aumento che sarebbe in grado di rimettere in moto una domanda interna ancora in forte crisi, determinando così una ripresa della produzione e dando un ulteriore impulso alla crescita occupazionale.

(credits: Milanofinanza.it)